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Misurare l’impatto sociale? Parte seconda

Torniamo sul tema, centralissimo per l’interesse del sito Lavoro Bene Comune, della Misurazione dell’Impatto Sociale.

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Nel nostro primo post accennavamo all’importanza assunta dalle riflessioni sul Social Impact nel dibattito pubblico; parimenti abbiamo però ragione di lamentarne la genericità e la superficialità di approccio.

Certo la mancanza di precisione è in qualche modo inevitabile, ragionando di uno spettro così ampio di attività come quelle che sono catalogate sotto l’impropria etichetta di “Terzo Settore”: dalla Fondazione culturale, all’associazione sportiva dilettantistica, alla comunità per minori…

Proprio per questo motivo sentiamo il dovere di impegnarci a calare la discussione sulla Misurazione dell’Impatto Sociale nella nostra realtà: cooperative sociali che si occupano di inserimento lavorativo.

Chiudevamo il primo step della nostra riflessione sulla Misurazione di Impatto con tre interrogativi fondamentali:

1) Qual è l’oggetto (cosa valutiamo, quale campo di esperienza)?

2) Qual è il senso del processo valutativo (perché valutiamo e a chi interessa)?

3) Quali sono gli strumenti di valutazione?

Ruolo sociale (oggi), Accountability (assumersi la responsabilità di render conto), Comunicazione (per un nuovo Design di servizio), sono tre parole chiave (a forte rischio di retorica e astrazione) da riformulare concretamente nel corso della nostra riflessione…

Del nostro ruolo sociale 

Per la legge (l. 381/91) le cooperative sociali hanno lo scopo di perseguire l’interesse generale della comunità alla promozione  umana e all’integrazione sociale dei cittadini.

Che cosa significa, oggi, interpretare tale ruolo?

Per noi, gruppo di cooperative che sostiene il progetto Lavoro Bene Comune, ha un significato profondo che si esplicita in due ambiti:

  1. Continuare a svolgere il nostro ruolo per l’inclusione lavorativa delle persone svantaggiate, valorizzando l’esperienza specifica che abbiamo maturato.
  2. Assumersi nuove responsabilità, costruendo dal basso, assieme a tutti gli altri soggetti interessati (in primis gli enti pubblici locali) Politiche del Lavoro territoriali.

Che il progetto non sia velleitario lo suggeriscono:

  1. La nostra esperienza quotidiana: Le politiche del lavoro nazionali sono ampiamente inefficaci. Alle nostre cooperative giungono quotidianamente richieste di collaborazione per favorire il re-inserimento lavorativo di giovani, donne, disoccupati di lungo termine….fascia di popolazione verso la quale, come ci ricorda Piero Bonferoni (Presidente di Cooperativa Sociale Oznam), <<il sistema di Welfare è oggi assolutamente latitante, mentre servirebbe una legislazione organica che riconoscesse le categorie di svantaggio per come definite dal Regolamento Europeo 800/08>> (qui, da pag.22).  Quando riusciamo a creare progetti condivisi, co-costruiti con soggetti che vivono il territorio, che ne hanno la responsabilità politica o ne assumono ruoli di rappresentanza e comunità…bè, i risultati sono interessanti (e ne illustreremo alcuni prossimamente).
  2. Le riflessioni teoriche meno prone all’accademia tradizionale: ascoltate questo intervento di Michele Tiraboschi (Direttore Scientifico ADAPT e Docente di Diritto del lavoro).

Il Lavoro è un Bene Comune da cui troppe persone sono oggi escluse, dice Tiraboschi in questa tavola rotonda (organizzata da Pronto Lavoro MCL), il tema quindi diventa: come vi si accede?

Un tempo lo Stato, in Italia, aveva l’ambizione di poter essere il Canale privilegiato, tramite gli impieghi nel pubblico e l’Ufficio di Collocamento. Oggi è difficile pensare che lo Stato possa decidere efficacemente. Pensiamo che, da quattro anni, lo stato legifera in materia di Lavoro, buttando, di anno in anno, quanto scritto in precedenza perché inefficace.

Ivan Trapella, responsabile area sociale di Naturcoop, rimarca come l’Ente Pubblico non sia più centrale nella “questione lavoro”, ma abbia ancora la presunzione di esserlo (peraltro, esigendo misurazioni di impatto senza mettere a disposizione strumenti adatti…).

Per un ulteriore esempio, pensiamo a Garanzia Giovani (noi ne parliamo qui), strumento predisposto perché ogni giovane abbia una proposta di lavoro, tirocinio o formazione, ma che rischia di rimanere uno spot, calato dall’alto, senza rapporto con le imprese e con i territori.

Proprio dello Stato è vedere, giustamente, il Lavoro come Contratto e Norme; ma il Lavoro non è solo quello: è fatto di persone, relazione tra lavoratori (maestri e allievi, colleghi), mestieri, prodotti, idee…non solo norme.

Crediamo ci sia bisogno, in questo spazio di relazione complessa, che la Cooperazione Sociale porti il suo contributo progettuale e, naturalmente, rifletta sul proprio impatto.

Alla prossima puntata…

 

 

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Un commento su “Misurare l’impatto sociale? Parte seconda

  1. Pingback: Balzi 7/14: il Bene Comune in “Rete” | Lavoro Bene Comune

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