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Misurare l’impatto sociale 3 – Post di riepilogo

Sollecitati dalla scadenza di fine anno, proviamo a tirare le fila dei ragionamenti che, nell’ultima stagione, abbiamo sviluppato attorno all’argomento della misurazione dell’impatto sociale.

Al tema abbiamo dedicato due post (qui e qui) e, nello stesso tempo, l’attualità ci ha spesso messo di fronte (anche brutalmente, ahinoi) alla necessità di trovare un ragionevole impianto per documentare l’utilità sociale delle nostre organizzazioni.

Pubblicazioni, proposte di legge (vedi Riforma del Terzo Settore), scandali vari….tutto converge verso la percezione di un’urgenza rendicontativa.

 

Lavoro bene comune misurare impatto sociale

Proviamo a fissare quattro punti, pochi ma precisi, che, a parere dei curatori del Blog, dovranno caratterizzare l’approccio alla Misurazione di Impatto Sociale.

 1. Misurare Vs Descrivere

Non tutto si può misurare, anzi…nel dominio delle attività sociali, laddove il rapporto con le persone è così importante e costituisce il senso dell’intervento… approcci esclusivamente quantitativi e oggettivanti non sono adeguati, ça va sans dire.

Parte importante del lavoro sociale si può solo descrivere, attribuendo e riconoscendo la giusta importanza agli aspetti qualitativi del cambiamento personale e relazionale.

Vero è, però, che troppo spesso le organizzazioni del non-profit hanno trovato comodo nascondersi dietro il paravento del “non-misurabile->non-rendicontabile”, rifiutando ogni tentativo di standardizzare e rendere comparabili dati ed eventi.

La verità sta nel mezzo…o, meglio, sta sopra: vorremmo un approccio alla rendicontazione che coniughi più dimensioni, che ci consenta di Misurare (ciò che è possibile) e di Descrivere (l’incommesurabile) allo stesso tempo.

Tentativi ce ne sono, e proveremo a raccontarli nei prossimi post.

 2. Autoreferenzialità Vs Etero-referenzialità

Non siamo certo i primi a notarlo: i soggetti non profit protagonisti di molte condotte ignobili sono spesso organizzazioni pluri-certificate e in possesso di documenti di rendicontazione adeguati agli standard più evoluti.

Ma, si sa, finché a redigere la descrizione d’impatto di una realtà è il suo stesso organo amministrativo, bè…qualche dubbio è lecito!

Crediamo allora che, quale che sia lo strumento che la nouvelle vogue legislativa proporrà per il non-profit in tema di misurazione d’impatto, sia necessario, come prima cosa, imparare dagli errori passati.

Abbiamo bisogno di strumenti che non si possano, nemmeno volendo, piegare a logiche autoreferenziali.

Gli strumenti dovranno prevedere, come minimo, il reale coinvolgimento dei principali portatori d’interesse, stakeholder dell’impatto sociale dell’organizzazione, e, almeno come traguardo utopico, far capo a un’autorità (davvero indipendente) che ne certifichi la correttezza d’impostazione.

 3. Prodotto Vs Processo

Non esistono prodotti “buoni a prescindere’”; riporto da un interessante post di Roberto Sedda:

Gli immigrati sono una merce – scusate la parola – buona, quindi lavorare con gli immigrati è bene. Fare il biologico è bene. Lavorare con i tossicodipendenti è bene. E così via: e quindi la cosa non può essere discussa.

Nella percezione diretta tutti quanti sappiamo che non è proprio così, perché abbiamo conosciuto case di accoglienza che erano ghetti, centri di solidarietà che erano lager o negozi del biologico che erano ladri. Come facevamo ad accorgercene? Perché capitava di vedere come lavoravano nel concreto e di farci un giudizio individuale.

Precisamente per questo abbiamo bisogno di strumenti di valutazione che si concentrino sul processo, sul come si fanno le cose, oltre che sui risultati raggiunti.

4. Obbligatorietà Vs Volontarietà

Nel non-profit siam fatti così, abbiamo questo lato un po’ (tanto) adolescenziale: se ci obbligano a far qualcosa, allora la facciamo male 😉

I tentativi di normare la rendicontazione nel campo dell’impresa sociale, basati per lo più sull’introduzione dell’obbligatorietà del Bilancio Sociale, hanno appesantito le organizzazioni e non hanno giovato alla Qualità della trasparenza e del nostro lavoro.

Purtroppo, di là dalla formalizzazione scientifica delle procedure di rendicontazione, credo che il problema maggiore stia proprio qui: dobbiamo crescere, e renderci conto che, volenti o nolenti, sull’assunzione di responsabilità rendicontative, noi del non-profit ci giochiamo gran parte del nostro futuro.

 

Ah, a proposito di Futuro: Buon 2015!

 

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Un commento su “Misurare l’impatto sociale 3 – Post di riepilogo

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