Lavoro Bene Comune

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Lavoro Bene Comune nella Rete: Balzi 1-15

Torna il consueto appuntamento con i contenuti apparsi nelle ultime settimane e legati al tema del Lavoro Bene Comune.

Lavoro Bene Comune

Segnalo l’interessante volume “L’impresa sociale in Italia. Identità e sviluppo in un quadro di riforma”, terza edizione del Rapporto Iris Network, scaricabile da qui.

Sostengono i curatori del volume, Flaviano Zandonai e Paolo Venturi, che è il momento di:

Tornare a fare politica, anche per l’impresa sociale. Potrebbe suonare come uno slogan provocatorio, ma crediamo che per molti imprenditori impegnati a soddisfare “l’interesse generale” delle comunità, delle famiglie e dei cittadini possa essere una buona notizia. Il terzo settore, e con esso l’impresa sociale, è infatti al centro del progetto di riforma strutturale del Paese, nella convinzione che senza l’apporto di questi soggetti sia molto difficile garantire continuità e qualità nella fornitura di beni e servizi di interesse collettivo. Il riconoscimento di questa posizione di centralità non è retorico e non è ricollegabile ad alcun disegno di “smantellamento del pubblico”.

Sperem…

Intanto ci interroghiamo sulle nuove forme di lavoro, ancora difficilmente definibili e delimitabili se non in chiave metaforica.

E, certo, l’immagine del “Lavoro alla spina”, utilizzata da questo post di Paolo Giubitta sulla Nuvola del Lavoro, è una delle più intriganti (ma anche inquietanti…).

Il Lavoro alla spina è il rubinetto dal quale escono freelance e  professionisti  “disponibili su chiamata a prestare la loro opera per fare ciò che serve, quando serve e finché ce n’è bisogno. Ad aprire il rubinetto, ci pensa una nuova generazione di imprese, con le competenze per intercettare la domanda di servizi di ogni tipo e per soddisfarla con una rete capillare di freelance qualificati, attivata e coordinata dalla potenza di connessione delle app per smartphone. Si chiama <<on-demand economy>>”.

E chi non si rassegna ad attendere l’incarico da una immateriale e inanimata App?

La strada alternativa si chiama “imprenditorialità collaborativa”, network di professionisti ed esperti che condividono la funzione commerciale senza delegarla ad altri…

Dura lex, sed lex

Molte le novità normative di fine 2014 e inizio 2015.

Abbiamo già segnalato (qui) l’approvazione della legge delega (183/14) inerente al Jobs Act, con i cinque temi oggetto, appunto, di delega:

  • Ammortizzatori sociali
  • Politiche attive
  • Semplificazione
  • Contratti
  • Conciliazione vita lavoro

 

Il 24 dicembre è stato approvato il testo del primo decreto legislativo, riguardante il contratto a tutele crescenti.

Rispetto alla Legge Delega nel suo complesso, segnaliamo l’interessante Working Paper di Franco Carinci (per ADAPT, Associazione per gli studi internazionali e comparati sul diritto del lavoro).

Per Carinci, il Jobs Act vuole: “produrre posti”, modificando la disciplina giuridica del rapporto e del mercato del lavoro, con un occhio privilegiato a chi da Bruxelles è disposto ad allentarci le briglie finanziarie sul collo solo se ci mettiamo qualche riforma strutturale alle spalle, a cominciare proprio da una traduzione della formula comunitaria di gran moda della flexsecurity.

E proprio Flexsecurity  (contratto unico a tutele crescenti, modifica art.18, riforma ammortizzatori sociali) e Centralizzazione istituzionale (con norme che limitano il ruolo dei corpi intermedi, Enti locali, sindacati, magistratura del lavoro) sono le due chiavi di lettura utilizzate nel Paper per esaminare la riforma renziana.

Novità per il mondo del lavoro anche nella Legge di stabilità (qui il testo completo, e la Tabella delle novità).

Arriva l’agevolazione per l’assunzione a tempo indeterminato con contratto a tutele crescenti:

– riguarda le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato decorrenti dal 1° gennaio al 31 dicembre 2015;

– è applicabile esclusivamente ai datori di lavoro privati, con esclusione dei contratti di apprendistato e di lavoro domestico, e inclusi i datori di lavoro agricoli con alcune limitazioni;

– consiste nell’esonero totale dai contributi previdenziali a carico del datore di lavoro (esclusi quelli INAIL), per un periodo massimo di trentasei mesi e un importo massimo pari a 8.060 euro annui;

– non spetta per i lavoratori che nei sei mesi precedenti siano stati occupati a tempo indeterminato presso qualsiasi datore di lavoro o che abbiano avuto con l’azienda un precedente rapporto di lavoro a tempo indeterminato nei tre mesi prima dell’entrata in vigore della legge.

Sempre in Legge di stabilità troviamo altre rilevanti novità per il non profit: la stabilizzazione del 5 per mille (con dotazione di 500 milioni), l’aumento del tetto di detraibilità (a 30mila euro) delle erogazioni liberali alle Onlus da parte delle persone fisiche (al 26%) e incremento analogo della deducibilità per le aziende, aumento della tassazione dei redditi da capitali per enti non commerciali (con conseguente, ahimè, riduzione delle risorse per erogazione delle Fondazioni ex bancarie).

Qui un post del sempre aggiornato Carlo Mazzini.

P.S.

Esula dalla tematica del nostro sito, ma non dal nostro dovere morale, il dichiarare orgogliosamente una vicinanza e un’identità: anche LavoroBeneComune, nel suo piccolo, è “Charlie”.

 

 

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Un commento su “Lavoro Bene Comune nella Rete: Balzi 1-15

  1. Pingback: Balzi in Rete 5-15: Lavoro Bene Comune in chiaroscuro | Lavoro Bene Comune

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