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Social Return on Investment – Atto Terzo

Eccoci al terzo appuntamento del ciclo di Post (qui e qui gli altri due articoli) per approfondire il tema del Social Return on Investiment, indicatore e strumento per la misurazione dell’impatto sociale delle organizzazioni.

SROI Social Return on Investment Inserimento Lavorativo Lavoro Bene Comune

Perché è importante studiarlo?

Prima di tutto perché è interessante, poi perché è il miglior candidato a diventare uno standard nella fase di valutazione, da parte di istituzioni e donors, delle organizzazioni e dei loro progetti!

Continuiamo quindi la nostra esplorazione, seguendo la Guida Ufficiale pubblicata da SROI Network e tradotta in italiano da Human Foundation (qui per scaricarla dalla nostra sezione Documenti).

Dopo aver descritto gli outcome, ossia i cambiamenti che ci aspettiamo a seguito dell’ottenimento dei risultati attesi (output) dalle nostre azioni, dobbiamo

 

Evidenziare gli output e assegnargli un valore

I passaggi sono quattro:

  1. Sviluppare indicatori dell’outcome
  2. Raccogliere i dati degli outcome
  3. Stabilire la durata degli outcome
  4. Assegnare valore agli outcome

Come stabilire indicatori di cambiamento?

Chiedeteli a chi il cambiamento lo sta vivendo!

Bè, si sa, gli anglosassoni, ideatori dello SROI, sono molto pragmatici…

Chiedete a una persona con svantaggio che sta vivendo il percorso di inserimento lavorativo nella vostra cooperativa se il suo livello di benessere è migliorato e cosa significa ciò: quante cose può fare, può permettersi, come è cambiata la sua vita famigliare e sociale…

Fate però attenzione a correggere l’approccio soggettivo con dei dati oggettivi: per esempio il numero di ricadute nell’uso di sostanze del vostro lavoratore nel periodo preso in esame, o il numero di assenze per malattia.

Per raccogliere i dati possiamo usare Interviste, Materiale d’archivio, Focus Group, Questionari…

La questione della “durata”: ci sono cambiamenti che avvengono oltre il termine della nostra attività, o che almeno dovrebbero continuare oltre la nostra presa in carico (è il caso per esempio del miglioramento dell’occupabilità della persona che ha terminato il percorso d’inserimento lavorativo).

Non è una questione semplice organizzare un’indagine follow-up né determinare la durata dell’outcome…nel dubbio, ci suggerisce la guida, basati su indagini simili, sapere come si sono comportate altre organizzazioni in casi simili costituisce già un criterio 🙂

Infine, eccoci arrivati al clou di questa fase: dovremo attribuire un valore ai cambiamenti, approssimandoli (proxy) a un valore monetario (la monetizzazione è l’assegnazione di un valore monetario a cose che non possiedono un valore di mercato).

Naturalmente la percezione del valore di un cambiamento è differente per persone e per portatori d’interessi diversi: si tratta di arrivare a una mediazione, né più né meno come il prezzo di qualunque merce è una mediazione tra diverse attribuzioni di valore degli attori sul mercato.

Attribuire un valore al cambiamento è relativamente semplice quando si tratta di un risparmio (per esempio il risparmio che l’amministrazione pubblica registra quando non deve più dare il sussidio economico a un cittadino che ha iniziato a lavorare) o di una maggiore entrata (lo stipendio per il nuovo lavoratore o l’incremento di gettito fiscale derivante dalle trattenute in busta paga), è più complesso quando non esistono parametri monetari.

Come si può procedere, allora, per stabilire delle proxy?

Si può chiedere direttamente alle persone quale valore attribuiscono a un bene rispetto ad altri e quanto sarebbero disposti a pagare per ottenere o evitare  qualcosa.

Oppure, se i beneficiari delle tue azioni hanno qualche problema ad utilizzare il denaro come parametro di confronto, si può  chiedere alle persone quanto sono disposte a viaggiare per una certa distanza, o impegnare del tempo per accedere a beni e servizi ai quali danno un valore (approccio travel cost/time value: viaggi e tempo sono poi tradotti in valore monetario).

O, ancora, si possono cercare studi su casistiche simili.

Il consiglio, stavolta del sottoscritto, è cercare di temperare e amalgamare rilevazioni soggettive e dati oggettivi: il presupposto, anche esplicitato dalla Guida SROI, che le dimensioni della vita “abbiano valori simili per persone con redditi diversi” (pag. 50 della Guida), non mi convince molto…

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2 commenti su “Social Return on Investment – Atto Terzo

  1. Pingback: Social Return On Investment – Atto Quarto | Lavoro Bene Comune

  2. Pingback: Atto Finale: Social Return On Investment | Lavoro Bene Comune

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