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Balzi in Rete 6-15: Lavoro (che cambia) e Bene Comune

Iniziamo questo post del ciclo “Balzi in Rete” con un viaggio nel futuro della…

Lavoro Bene Comune Internet delle cose industria 4.0

…Industry 4.0

Come cambia il lavoro nell’industria 4.0?

Lo racconta, in questo working paper, Francesco Seghezzi, Direttore ADAPT University Press.

Politica industriale e politica del lavoro non possono viaggiare su binari paralleli: è quindi importante conoscere i nuovi modelli di produzione.

L’industria 4.0 è caratterizzata da un alto tasso di automazione, in particolare tramite l’applicazione dell’internet delle cose (IoT Internet of Things), e prevede la possibilità di far interagire parti del mondo fisico tra loro, attraverso la rete, grazie a sensori e microprocessori installati all’interno di oggetti, macchine, prodotti…

Quali le conseguenze sul mondo del lavoro?

Per Seghezzi sono di due ordini:

Il primo è di tipo pratico, e riguarda le mansioni, gli orari, i luoghi di lavoro e le competenze del lavoratore. Il secondo, più a lungo termine ma già in atto, riguarda il cambiamento della visione del lavoro, ossia l’ingresso della Grande Trasformazione del lavoro anche nella fabbrica.

Addio alla catena di montaggio, addio all’operaio generico, rimarranno operai specializzati in grado di impostare e controllare macchine e robot.

Orari e luoghi di lavoro non vincolati: nulla impedisce a un lavoratore di controllare la produzione in remoto, grazie ai tablet o al proprio smartphone.

Qualità contro quantità: Industry 4.0 potrà convincere qualche impresa a non delocalizzare (anzi ci sono dati confortanti di ritorni) ma non porterà ad un grande aumento dell’occupazione.

Seconda grande rivoluzione: cambia il modo di vedere il Lavoro.

Seghezzi è ottimista: “Il ruolo del lavoratore nella fabbrica contemporanea è quello di impostare i macchinari, progettare i prodotti e risolvere i problemi che questi possono avere durante il ciclo produttivo è la dimostrazione della superiorità del lavoro sulla macchina, non il contrario”.

Non solo, il direttore di ADAPT University Press, si spinge oltre, sino ad ipotizzare un cambiamento nella visione antropologica del Lavoro “Se già tra i lavoratori dei servizi il concetto di bilanciamento di esigenze di vita e esigenze di lavoro si sta velocemente superando grazie all’introduzione della connettività mobile, questo processo si potrà lentamente affermare anche nel settore dell’industria. A nostro parere il concetto di work-life balance non è neutro, ma ha alla base una concezione del lavoro di tendenzialmente negativa. Lavoro e vita sarebbero aspetti separati, il lavoro è necessario per sopravvivere ma toglie tempo alla vita, che è altro…Il nuovo lavoro centrato sulla creatività e sulla progettazione, con al centro la persona e non il suo corpo e le sue forze fisiche, cambia anche il ruolo che il lavoro può avere nella vita di tutti i giorni.

Discutibile?

Certo.

Fuori discussione sono invece le conclusioni: come fare a prepararsi alla quarta rivoluzione industriale?

Formazione, Formazione, Formazione…

Lavoro Agile

Dall’industria ai servizi.

Il lavoro che cambia è al centro della Giornata del Lavoro Agile, da poco celebrata (25 marzo), promossa dal Comune di Milano per incoraggiare forme di smart-work, telelavoro, co-working.

Un’iniziativa per verificare l’impatto dell’introduzione di modelli organizzativi flessibili su lavoratori, imprese e ambiente cui hanno aderito 144 aziende, 300 uffici, con un aumento del 40% rispetto al 2014; 8.200 lavoratrici e lavoratori in tutta Italia, hanno lavorato da casa, dai co-working, dalle postazioni messe a disposizione dal Comune di Milano in biblioteche e luoghi pubblici.

Considerando che la Conciliazione tra i tempi di vita è uno dei principali fattori che influenzano la scelta di non cambiare posto di lavoro (ne parla qui JobTalk), diventa importante ragionarci e sperimentare.

In Rete sono stati molti i post sulla Giornata del Lavoro Agile, ne consigliamo uno dal Blog Networking and Welfare, unicamente perché l’autore ci pare famigliare 😉

Cambia il Lavoro, cambiano le discriminazioni

Secondo i dati diffusi dall’UNAR, l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali della Presidenza del Consiglio dei Ministri, riassuntivi dell’attività 2014, le denunce di atti discriminatori riconducibili al lavoro sono state il 18,8% del totale di quelle ricevute dall’ente.

Il momento più critico è l’accesso all’occupazione. Molto frequenti gli episodi di discriminazione riconducibili alla razza e all’etnia: 53,6% (contro il 37,7% del 2013).

Nel 79% dei casi le vittime delle discriminazioni segnalate sono lavoratori stranieri; un discriminato su cinque è invece nato in Italia.

Diminuiscono le denunce di fatti legati all’età (sono il  34,9%; nel 2013 il 47,8%), alla disabilità (4,8%) e all’orientamento sessuale (il 2,4%).

 

Alla prossima!

 

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Un commento su “Balzi in Rete 6-15: Lavoro (che cambia) e Bene Comune

  1. Pingback: Libreria del Bene Comune: La Società a costo marginale zero – Jeremy Rifkin | Lavoro Bene Comune

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