Lavoro Bene Comune

Più di un Blog…

(Ri-)Cominciamo da noi

In questi mesi abbiamo scritto (tanto) di contenuti: misurazione di impatto, politiche del lavoro, diritto al lavoro…

Ma…le persone?

Dietro ad ogni progetto, soprattutto dietro a Lavoro Bene Comune, ci sono le persone, con le loro storie e i loro sogni: sono loro che realizzano, traducono in realtà, i contenuti teorizzati.

Iniziamo, con questo, una serie di post dedicati alle persone che, con ruoli diversi, cercano di rendere attuale l’ideale del Lavoro come Bene Comune.

Ecco allora Laura Telloni, Responsabile Area Sociale e Vice-Presidente di Cooperativa Sociale Ozanam:

1) Come e perchè sei arrivata ad Ozanam?

E’ stata una scelta professionale e di vita.
Ho affiancato il mondo del sociale come volontaria fin dall’adolescenza
assaporandone il fascino ma anche le delusioni e le sconfitte.
Ho conosciuto e seguito per molto tempo la San Vincenzo, fondatrice della
cooperativa, e nei primi anni dell’esistenza della Ozanam ne sono stata
una volontaria.
Tutto questo è accaduto mentre cercavo di laurearmi in Architettura, cosa
avvenuta.
In seguito ho provato a lavorare nel campo per il quale avevo studiato,
sentendomi però imprigionata nella burocrazia, in un lavoro che dava poco
spazio alla costruzione di rapporti interessanti, poco spazio alla libertà
che un buon approccio all’altro, un buon sentimento di fondo, una
ricchezza interiore rendono vera e forte.
Ogni lavoro è importante, ogni ruolo ha lo stesso valore di un altro, è
solo che trovavo quello in cui ero arido per come sono fatta io, per la
mia personale ricchezza, per il mio essere Laura, per la mia grande passione,
quella che mi ha accompagnata per tutta la vita ( e questo anno compio 49
anni) , la passione per l’essere umano, nelle sue differenze  nelle sua
difficoltà.

2) Cosa hai trovato nella cooperativa sociale?

La libertà, la possibilità di essere me stessa a 360 gradi, la possibilità
di non sentirmi giudicata e di non giudicare, la possibilità di
arricchirmi, non certo di materialità. Ho trovato risposta al mio bisogno
di fare un lavoro, che mi gratificasse, che venisse riconosciuto comunque
professionalmente valido anche nel mondo profit, ma nello stesso tempo mi
permettesse di accrescere il mio bagaglio umano, di potermi avvicinare ai
miei colleghi, all’altro, guardandolo per quello che è e non per quello
che vorremmo fosse, cercando di farne emergere le positività e di migliorarne
le criticità.

Lavoro bene comune Inserimento Lavorativo Persone svantaggiate
In Ozanam ho ricoperto vari ruoli, nella consapevolezza che la mia
crescita professionale stesse andando alla stessa velocità della conoscenza
dell’essere umano.
Alcuni lavori propostimi erano assolutamente semplici e ripetitivi per me,
ma non ripetitivo l’ambiente in cui venivano svolti…. tutti propedeutici
a farmi capire quale fosse la mission della mia scelta e della cooperativa.

3) Dagli esordi che cosa è cambiato? Che momenti viviamo ora?

Difficile rispondere a questa domanda, soprattutto senza entrare in
polemica.
Non è cambiata la “materia prima”, l’utenza, forse le cause, non più solo
percorsi “difficili” o disabilità, oggi disoccupazione e rischio di emarginazione
spesso la fanno da padroni, ma l’essere umano è sempre quello con i pro e i contro.
E’ cambiato il modo di concepire le cooperative sociali, oggi AZIENDE
SOCIALI, e non senza un motivo….. non NO PROFIT, ma PROFIT, per poter fare sviluppo, per poter rispondere ad un mercato sempre più difficile,e ristretto, per poter sostenere i costi a fronte di ricavi difficili e risicati.
E’ cambiato il sostegno del pubblico ad una realtà, quella della cooperazione sociale, che nasce proprio per dare risposta  a tutti coloro che risposte non ne
hanno, per dare sostegno a chi rischia di vivere come un parassita ai margini
della società.
Sono cambiate le leggi, che ci costringono ad assurde guerre “tra poveri”
attraverso gare al massimo ribasso, che ci chiedono sempre più carte, certificazioni, permessi, senza dare mai conforto e sostegno.
Possiamo continuare…….. o forse meglio di no……

4) In cosa dovrebbero maggiormente impegnarsi le cooperative sociali, nei
prossimi anni?

Al momento mi sento di dire che dovrebbero impegnarsi di più a lavorare
insieme,  dovrebbero impegnarsi di più a mantenere viva la propria
mission, a non dimenticare perchè sono nate e perchè è importante che ci siano.
Dovrebbero lavorare insieme per diffondere il proprio pensiero, per coinvolgere maggiormente i cittadini che spesso ne ignorano l’esistenza.
Soprattutto pur seguendo una esigenza aziendale ormai fondamentale per la
sopravvivenza, dovrebbero tenere viva l’umanità e la socialità che le distungue
dalle aziende classiche….. e questo può avvenire solo attraverso le scelte e le
capacità dei prorpi operatori.
Probabilmente sono prolissa ed appaio polemica, ma davvero partecipando a
piani di zona, ad incontri di “rete”, ad incontri cittadini e non, mi rendo conto di
quante parole spendiamo  parlando di socialità, a quanto la parola “rete” sia usata ma rimanga spesso solo una parola….
Quanto effettivamente facciamo rete? Inseriamo persone mandate da SERT,
SIL, CPS,servizi sociali, quanto effettivamente sono partecipi inseguito ai percorsi da loro proposti?
Tre mesi per avere un appuntamento con i CPS, se poi hai una doppia diagnosi
un delirio….
Forse sono fuori tema adesso, ma se veramente le cooperative hanno tra i loro
obiettivi anche quello di cercare un percorso possibile alla risoluzione di un problema, allora il lavoro di equipe con tutti i protagonisti di una storia è fondamentale.

Le cose da dire sarebbero tantissime….. sono domande apparentemente semplici ma nello stesso tempo difficili….. come difficile è rimanerne distaccati….. io sono piuttosto sanguigna nel mio modo di essere, e soprattutto credo nella cooperazione come scelta professionale e di vita…… ci credo dalla tenere età di 14 anni…. e continuo a crederci… sempre.

 

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Un commento su “(Ri-)Cominciamo da noi

  1. Ivan Trapella
    13 aprile 2015

    Complimenti a Laura per il bell’intervento.
    Soprattutto significativa l’ultima parte ……

    Ivan Trapella

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