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Lombardia: nuova legge sulla cooperazione

Con una votazione (udite, udite) unanime, Regione Lombardia ha approvato le “Nuove norme per la cooperazione in Lombardia” (L.R. 36/15).

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La Lombardia censisce circa 4.300 cooperative, di cui 1.900 sociali, la 36/15 è  una legge lungamente attesa, apre scenari interessanti ma è condizionata dalla prossima emanazione di un Regolamento che ne chiarirà i numerosi aspetti aperti.

Vediamo insieme gli articoli più interessanti:

  • Art.7 Persone e lavoratori svantaggiati e soggetti deboli: tra le funzioni della cooperazione sociale si riconosce il ruolo nell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate (ex art.4 l.381/91) ma anche di soggetti deboli, come definiti dal Regolamento UE 651/2014 comma 2 n.4. Ormai da anni le persone che rientrano nel cosiddetto “svantaggio europeo”, come disoccupati di lunga data o over 55, trovano nelle cooperative sociali importanti sbocchi lavorativi ma…attenzione: il riconoscimento di tale ruolo all’interno della legge regionale non comporta la decontribuzione delle assunzioni né la possibilità di computarle all’interno del 30% di lavoratori svantaggiati obbligatori per le cooperative sociali di tipo B! Su queste norme potrà intervenire solo lo Stato (nell’agognata Riforma del Terzo Settore? Può darsi…).
  • Art.9 Riserva affidamenti a cooperative sociali di inserimento lavorativo: bisogna dire che, su questo punto, Regione Lombardia ha avuto coraggio! Con i processi di Mafia Capitale in corso, poteva essere comodo non intervenire sull’argomento degli affidamenti alle cooperative sociali. Al contrario, la legge dice  che  “La Regione, il SIREG e le aziende sanitarie e ospedaliere destinano alla spesa per i contratti di cui al comma 1 (fornitura di beni e servizi diversi da quelli socio-sanitari ed educativi), una percentuale di almeno il cinque per cento dell’importo complessivo degli affidamenti a terzi di forniture di beni e servizi, compatibilmente con la natura e l’oggetto del contratto, a società cooperative che inseriscono persone svantaggiate nel mercato del lavoro ai sensi del regolamento UE n. 651/2014 e della l. 381/1991”. Non solo, cosa fa Regione Lombardia per garantire che tale decisione non rimanga lettera morta? Inserisce l’effettiva destinazione di tale contratti tra gli obiettivi strategici dei Dirigenti che, in ultima analisi, saranno premiati solo se indiranno le procedure riservate alle cooperative sociali. Geniale. Per la verità la legge prova anche a “convincere” gli altri Enti Locali, i Comuni, a prevedere la quota di riserva per le cooperative, prevedendo, anche qui, un meccanismo di premialità: la priorità nei procedimenti di sblocco della parte degli avanzi di bilancio garantibili dalla Regione e altrimenti congelati dal patto di stabilità. Interessante…anche se rischia di essere superato dai meccanismi di sblocco previsti dalla Legge di stabilità in corso di approvazione.
  • Art.11 e 12 Cooperative di comunità e di autogestione. Circoli cooperativi: in poche righe la legge si propone di far chiarezza rispetto a funzione e forma dei vecchi Circoli cooperativi e di introdurre Cooperative di Comunità e Cooperative di autogestione. Le prime, che potranno avere un ruolo importante nella gestione di Beni Comuni, sono definite come cooperative che: “promuovono la partecipazione dei cittadini all’erogazione di servizi pubblici, anche locali, e di pubblica utilità, nonché alla valorizzazione e gestione di beni comuni quali, a titolo esemplificativo, la salute, la cultura, il paesaggio, l’educazione, nonché all’acquisto collettivo di beni o servizi di interesse generale”. Le seconde come “cooperative la cui attività riguardi la progettazione e la gestione di servizi e di attività sociali in ambito edilizio residenziale sociale (housing sociale)”. Il Regolamento attuativo, previsto e promesso, dovrà farci capire di più…
  • Art.13 Interventi per la promozione, il sostegno e lo sviluppo della cooperazione: quanti soldi impiegherà Regione per sostenere le cooperative? Molto dipenderà dall’andamento della finanza pubblica…per quali iniziative? La legge prevede molte possibilità: dai contributi e finanziamenti alle cooperative di nuova costituzione, ai contributi e finanziamenti per progetti e programmi di particolare valore sociale realizzati dalle cooperative, fino al sostegno alle cooperative nate da aziende in crisi.

In conclusione, la legge è buona, tre fattori dovranno renderla applicabile e funzionale:

  1. Il più volte citato Regolamento attuativo.
  2. Le prossime “Linee guida per l’affidamento dei servizi sociali agli enti del Terzo settore” promesse dall’ANAC e di cui si è chiusa la fase di consultazione (qui)  e che, speriamo, potrà chiarire  modalità di affidamento specifiche per i servizi sociali.
  3. La Riforma del Terzo Settore, bloccata in Parlamento, che prevede, tra l’altro, la revisione delle categorie di svantaggio della legge 381/91.

Ciao!

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Un commento su “Lombardia: nuova legge sulla cooperazione

  1. Paolo Ferrario
    30 novembre 2015

    L’ha ribloggato su POLITICHE SOCIALI e SERVIZI.

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