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Riforma del Terzo Settore e Imprese Sociali: fateci capire qualcosa, però…

Anche la Fabbrica del Duomo, alla fine, partorì il suo capolavoro.

E, parimenti, la storia infinita della Riforma del Terzo Settore si avvia, finalmente, alla conclusione: è in discussione presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato e sta prendendo forma il testo, che verrà presentato alle Camere forse già dalla prossima settimana.

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Per il momento sono stati approvati alcuni articoli, tra cui il numero 6, quello che dovrà disegnare il futuro delle Imprese Sociali.

Vediamo allora cosa prevede questo articolo; mi correggo, sono stato troppo ottimista: vediamo quali contorni si intuiscono e quali aspetti sono tutt’ora oscuri.

  1. Cosa è (cosa sarà) l’Impresa Sociale? Un’organizzazione privata che svolge attività d’impresa per le finalità di cui all’articolo 1, comma 1 (perseguire il bene comune, ad elevare i livelli di cittadinanza attiva, di coesione e protezione sociale, favorendo la partecipazione, l’inclusione e il pieno sviluppo della persona, a valorizzare il potenziale di crescita e di occupazione lavorativa), destina i propri utili prioritariamente allo svolgimento delle attività statutarie nei limiti di cui alla lettera d) (che sono sostanzialmente quelli attualmente previsti per le cooperative a mutualità prevalente), adotta modalità di gestione responsabili e trasparenti (!) , favorisce il più ampio coinvolgimento dei dipendenti, degli utenti e di tutti i soggetti interessati alle sue attività e quindi (quindi?) rientra nel complesso degli enti del Terzo settore
  2. Dove potrà operare l’impresa sociale? All’interno delle attività di interesse generale di cui all’articolo 4, comma 1, lettera b) (il quale comma sostanzialmente dice che le attività di interesse generale ce le spiegheranno in seguito…posto che dovrebbero rimanere di interesse generale quelle in cui già oggi il Terzo Settore opera, individuate dal Dlgs 460/97 sulle ONLUS e dalla legge 155/06 sulle imprese sociali)
  3. Chi rientrerà nella definizione di Impresa Sociale? Acquisizione di diritto della qualifica di impresa sociale da parte delle cooperative sociali e dei loro consorzi (che sono tantini…così, se non altro, non si potrà dire che questa disciplina dell’Impresa Sociale sia un flop, a differenza della precedente 155/06)
  4. E rispetto all’inserimento lavorativo? Ridefinizione delle categorie di lavoratori svantaggiati tenendo conto delle nuove forme di esclusione sociale, anche con riferimento ai principi di pari opportunità e non discriminazione di cui alla vigente normativa nazionale e dell’Unione europea, prevedendo una graduazione dei benefici finalizzata a favorire le categorie maggiormente svantaggiate e in coerenza con la definizione di lavoratore svantaggiato di cui all’articolo 4 della legge 8 novembre 1991, n. 381 (cosa significa? Non ho capito…le categorie verranno ridefinite, però ci saranno benefici di grado differente a seconda della gravità dello svantaggio, creando evidentemente uno svantaggio di serie A e uno di serie B: l’art.4 della l.381/91 verrà ampliato ma rimarrà il testo guida. O, almeno, credo…)
  5. Elementi caratteristici di governance? Possibilità per le imprese private e per le amministrazioni pubbliche di assumere cariche sociali negli organi di amministrazione delle imprese sociali, salvo il divieto di assumerne la direzione, la presidenza e il controllo; previsione della nomina, in base a princìpi di terzietà, fin dall’atto costitutivo, di uno o più sindaci allo scopo di monitorare e vigilare sull’osservanza della legge e dello statuto da parte dell’impresa sociale, sul rispetto dei princìpi di corretta amministrazione, anche con riferimento alle disposizioni del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, e sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile (dunque: dovrebbe diventare obbligatorio nominare un Sindaco, mentre sull’obbligatorietà di creare un sistema di controllo rispetto alla Responsabilità Amministrativa mi pare si sia ancora vaghi)

Conclusione (provvisoria): sui punti più importanti la Riforma non dovrebbe portare nulla di certo e definitivo, rimandando tutte le decisioni ai Decreti attuativi.

L’unico aspetto non secondario, protagonista di annose discussioni teoriche, su cui mi pare si sia messo un punto fermo è quello che riguarda la possibilità e i limiti, per le imprese sociali, di distribuire gli utili: si prenderà a riferimento la normativa sulla cooperazione a mutualità prevalente (art. 2514 del Codice Civile).

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Un commento su “Riforma del Terzo Settore e Imprese Sociali: fateci capire qualcosa, però…

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